domenica 16 dicembre 2007

Milan campione del mondo!


BOCA JUNIORS - AC MILAN 2-4
Milan FIFA World Club champion. Grazie ancora per questo storico trionfo.

I successi del Milan nella coppa Intercontinentale:


MILAN-ESTUDIANTES (3-0/1-2) (1968)


MILAN-N.MEDELLIN 1-0 dts (1989)


MILAN-OLIMPIA 3-0 (1990)


MILAN-BOCA JUNIORS 4-2 (2007)

domenica 9 dicembre 2007

Logo Intro

Nuova animazione del logo Gabarts.

Download dell'anteprima senza audio:

Gabarts intro


video

sabato 6 ottobre 2007

Glaxian - Magic legacy


Magic legacy è in fase di produzione. Il primo di una serie di album che potranno essere ascoltati direttamente su Glaxian music. Fonte di ispirazione è la musica di Vangelis ma anche le trame sinfoniche di John Williams, le musiche dei mitici videogames della Lucas, richiamando anche la tradizione del Jazz e Blues vecchio stile. Realizzato con strumenti digitali VST, chitarra e tastiera. Magic legacy è un omaggio alla grande tradizione della magia e dell'illusionismo di un tempo rivisitato con suoni sperimentali ed elettronici.


giovedì 24 maggio 2007

7 volte Campioni d'Europa





Il Milan vince la sua settima coppa dei campioni. Grande trionfo contro il Liverpool e gloriosa rivincita. Questo è il calcio, senza ingiustizie e senza polemiche, contro tutto e tutti, questo è il gran Milan!


FORZA MILAN!

E ora... pallone d'oro a Kakà.

sabato 12 maggio 2007

Il pianista venuto dalle stelle


Keith Jarrett, pianista, clavicembalista e compositore nato ad Allentown, (Pensilvania), negli Stati Uniti l'8 maggio 1945, è considerato tra i più importanti pianisti jazz viventi. Nato da una famiglia multietnica, Keith è il maggiore di cinque fratelli. In famiglia, sin da piccolo, Keith respira aria di musica. La nonna paterna suona il pianoforte ed una zia lo insegna, mentre il padre, che a causa della Grande Depressione non è riuscito ad avere una buona educazione musicale, è lo stesso un grande innamorato della musica. La madre, dal canto suo, fin da piccola ha studiato musica ed ha avuto modo di cantare in alcune orchestrine locali. Ha iniziato a prendere lezioni di pianoforte all'età di tre anni e si è esibito nel primo concerto a nove. Dai dodici anni in poi suona come professionista.

I primi anni

Jarrett si trasferì al Berklee di Boston e conseguì una borsa di studio per studiare alla prestigiosa cattedra di Nadia Boulanger a Parigi la stessa cui si rivolse anche Astor Piazzolla, cosa che pero' non fece mai. Tornato a New York prima con il clarinettista Tony Scott, un italo-americano geniale e sfortunato, che aveva suonato anche con Billie Holiday, e poi con Art Blakey nei Jazz Messengers, ovvero l'università della musica più visceralmente Nera mai esistita. Fra i messaggeri Jarrett coltivò quel gusto per il gospel e il blues che non lo abbandonò mai più. Era il dicembre 1965, e Jarrett aveva 20 anni. Tre mesi dopo lo si ascolta nel quartetto di Charles Lloyd, un gruppo importante, che raccolse molti consensi, e in cui Jarrett incontrò un batterista, allora giovanissimo anche lui, destinato a incrociarsi in modo fondamentale con la sua carriera, Jack DeJohnette. Jarrett in quel quartetto maturò definitivamente, ed era tempo ormai di camminare con le proprie gambe. Jarrett lascia Lloyd e fonda il suo trio con Charlie Haden, icona del contrabbasso free, e Paul Motian, batterista passato per il trio di Bill Evans. Intanto di lui si accorse Miles Davis, in piena rivoluzione elettrica. Davis aveva un sesto senso per individuare i talenti, e per convincerli a fare quello che voleva. Jarrett con lui, e per lui, si adatta perfino a mettere da parte il piano e suonare le tastiere, almeno per un paio d'anni (1970-71) e per dischi epocali come Live Evil e Live at Fillmore. In questa fase ritrova DeJohnette in un gruppo di altissimo livello nel quale militano, fra gli altri e sempre alle tastiere, strumentisti del calibro di Herbie Hancock e Chick Corea.

Nasce il mito

Ma ormai Jarrett è pronto a diventare Jarrett. Nel 1971 esce un superbo disco doppio, Expectations, per la Cbs, che però rompe il contratto subito dopo. Lo stesso anno cominciò il sodalizio con la ECM e l'esordio fu Facing you, disco di solo piano, cui seguirono altri dischi simili, con le registrazioni live di Brema e Losanna e, nel 1975, di Colonia. A questo punto nasce il mito. Dal 1973 al 1976 il pianista registra dischi per la storica etichetta Impulse! con quello che viene definito il quartetto americano. In pratica si tratta del trio con Haden e Motian più il sassofonista Dewey Redman. Per la ECM, Jarrett continua a incidere dischi di piano solo, ma anche in quartetto. È il quartetto europeo con gli scandinavi Jan Garbarek, Palle Danielsson e Jon Christensen. Per la ECM Jarrett incide anche cose più strane in cui ricorrono organo, clavicordo, strumenti a fiato e percussione, fino a quella singolare creatura che è Spirits, un doppio album atipico, affascinante e inquietante. Da citare anche, in questo capitolo, l'esperimento di The celestial hawk, con un'orchestra sinfonica, e In the light, con il chitarrista Ralph Towner (gia' membro fondatore degli Oregon), un quartetto d'archi, un quintetto di ottoni.


Standard trio

Nel 1983 nasce il cosiddetto trio Standards, ovvero l'incontro di Jarrett con il contrabbassista Gary Peacock (un monumento, coinvolto in mille avventure del jazz più creativo e meno conservatore, da Bill Evans a Don Cherry, da Steve Lacy a Paul Bley) e con DeJohnette. Il trio è un piccolo miracolo di equilibrio e creatività, di ispirazione e di perfezione formale. Forse il vero grande erede del trio Bill Evans-Scott La Faro-Paul Motian, ovvero Il trio pianistico per eccellenza. Ne viene fuori, nel corso di più di tre lustri, una collezione di dischi superbi, incluso il monumentale cofanetto di sei cd registrato nel 1994 al Blue Note, il tempio del jazz newyorkese.

Gli anni recenti

Jarrett ha sofferto di quella che venne diagnosticata come una sindrome di affaticamento cronico alla fine degli anni '90, e fu costretto al confino nella sua casa per lunghi periodi di tempo. Solo di recente ha compiuto buoni progressi verso una completa guarigione ed ha registrato un nuovo album The Melody at Night, With You. Contrariamente alle sue precedenti modalità di lavoro, in questo album suona il piano da solo, non con pezzi classici o completamente improvvisati, ma piuttosto con vecchie canzoni e standard.
Nel
2004 Jarrett ha vinto il Léonie Sonning Music Award. Il prestigioso premio è normalmente associato a musicisti di musica classica e a compositori, e in precedenza è stato assegnato ad un solo musicista jazz: Miles Davis. La prima persona a ricevere tale premio fu, nel 1959, Igor Stravinsky.

sabato 5 maggio 2007

Gabriel River - Magic card tricks



Ecco la mia personale raccolta di trucchi magici con le carte che conosco. Alcuni di questi trucchi sono molto efficaci per la cosiddetta "Street Magic" e si possono eseguire in qualsiasi momento; altri, invece, necessitano di spazi adeguati e richiedono una certa preparazione. Quando si vuole stupire non c'è niente di più semplice di un mazzo di carte ed i trucchi che si possono fare sono moltissimi. Gabriel River presenta: Magic card tricks collection.





DAVID BLAINE "Street Magic-Magic man" tricks # (I trucchi che sono in grado di eseguire)



  1. Rising card #

  2. Torn and reappearing card

  3. Two-card monte #

  4. Card to mouth #

  5. Invisible deck #

  6. Voodoo spirit card #

  7. Mind probe #

  8. Traveller card #

  9. Ambitious card #

  10. Card through window #

  11. Torn switch #

  12. Top card prediction #

  13. Vanishing card #

  14. Card to pocket #

  15. Ace shaker #






mercoledì 25 aprile 2007

Il grande illusionismo e l'arte della magia

La storia della magia è quanto di più affascinante ci possa essere. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi e nessuno saprà mai con certezza chi fu il primo essere umano che stupì i propri simili con esperimenti magici.Qualcuno racconta che già all' età della pietra un uomo facesse levitare la propria clava generando lo stupore della gente e, si presume, acquistando potere presso le tribù primitive. Il curioso aneddoto è stato raccontato da Silvan qualche anno fa in una rivista per bambini ma non vi sono prove che ne confermino l'autenticità. Certo è che nella preistoria vi era già un 'senso del magico' come si deduce dalle incisioni rupestri e dalle pitture nelle caverne, in alcuni casi veri e propri riti magici.




Ma il primo vero riferimento collegabile alla prestidigitazione ci viene dall' Egitto, popolo con una civiltà dallo sviluppo di gran lunga superiore a quello delle altre popolazioni dell' epoca. Il papiro Westcar racconta che alla corte del faraone Cheope (quello della grande piramide, per intenderci) viveva e si esibiva un mago in grado di compiere prodigi che, naturalmente, venivano spacciati per manifestazioni soprannaturali.
Tagliava ad esempio la testa ad un'oca e riponeva il corpo da una parte del salone e la testa dalla parte opposta. Ad un suo gesto, stando al racconto, il corpo e la testa iniziavano a muoversi l'uno verso l'altra fino che alla fine, ricongiungendosi, permettevano all'animale di continuare a vivere.
Oggi l' effetto sarebbe ripetibile, conoscendone il trucco, da qualsiasi illusionista, ma a quel tempo chi faceva tali cose veniva considerato un emissario divino e, come tale, acquistava il rispetto e il timore del popolo.
Nel particolare di un altro noto documento egizio ci viene inoltre tramandata un' immagine in cui sembra che un uomo stia eseguendo un gioco molto simile agli odierni bussolotti, effetto classico della prestidigitazione da tavolo di cui il massimo esecutore e diffusore sarebbe stato, secoli dopo, l' italiano Bartolomeo Bosco, di cui parleremo più avanti.
Anche dalla Bibbia sappiamo che alla corte del faraone vi erano dei "maghi". Quando infatti Mosè e Aronne si presentarono per chiedere la liberazione del popolo di Israele vi fu una vera e propria dimostrazione di arte magica. Aronne, in quell' occasione, scagliando il proprio bastone a terra, lo trasformò in serpente.
La cosa non impressionò più di tanto il faraone che, rivolgendosi ai propri maghi fece loro ripetere immediatamente l' esperimento. Il trucco, che consiste in un particolare tipo di cobra che si irrigidisce completamente (assumendo l'aspetto di un bastone) facendo pressione su una certa ghiandola, era evidentemente conosciuto già allora (circa 4000 a.c.) insieme a chissà quanti altri artifici che, purtroppo, non ci vengono tramandati. Anche al tempo di Gesù vi sono riferimenti indiretti ai "prestigiatori" dell' epoca. Quando infatti il Cristo compiva dei miracoli, i capi Sacerdoti non mancavano di accusarlo di usare 'trucchi' facendoci capire che, evidentemente, altri avevano cercato artificiosamente di compiere prodigi, magari spacciandosi per l' atteso Messia.Nei secoli successivi la magia acquista un potere sempre più forte, anche se non ancora come forma di spettacolo, fino a divenire una sfida per il Cristianesimo.
Nell XI secolo inizia così una vera e propria crociata contro maghi e stregoni che venivano spietatamente torturati e uccisi dall' Inquisizione con l' accusa di stregoneria. Anche chi era solamente sospettato di compiere tali pratiche non aveva scampo e vi fecero le spese, secondo la tradizione, anche molti prestigiatori dell' epoca.
La rinascita dell' arte magica fu lenta e i primi riferimenti ai "nuovi" maghi sono del XV secolo. Negli anni successivi la magia diventa finalmente arte di intrattenimento: i prestigiatori, o "giocolatori" come venivano chiamati, stupivano e divertivano la gente per la strada senza alcuna pretesa, si presume, di avere poteri soprannaturali. Nel 1584 viene pubblicato il primo libro per spiegarne i trucchi: "The discovery of witchcraft" (La scoperta della stregoneria) ad opera di Reginald Scot. Ma l' influenza dei secoli bui era ancora forte e il Re d' Inghilterra Giacomo I ritirò e diede alle fiamme tutte le copie reperibili della prima edizione sostenendo che streghe e stregoni dovevano essere bruciati sul rogo. Persino il libro di Scot fu considerato 'eretico' e come tale dato alle fiamme. Se ne salvarono pochissime copie. Ma erano le ultime 'scintille' di una mentalità vecchia destinata comunque a scomparire. Nel XVII secolo, infatti, vi fu il moltiplicarsi degli artisti che, dalla strada, passarono addirittura nei salotti dei nobili per divertire e stupire con la loro arte. Dell' epoca ricordiamo il prestigiatore Alberto Francese (1600), abilissimo nel manipolare le carte da gioco e scrittore di un libro sull' argomento.

Con il XVIII e il XIX secolo si entra nella fase più ricca di grandi prestigiatori di tutta la storia dell' illusionismo. Giuseppe Pinetti (Orbetello, 1750) è uno degli artisti che hanno lasciato il segno: si esibiva in tutta Europa tanto da guadagnarsi importanti titoli nobiliari e sociali e da potersi permettere abiti di lusso e carrozze trainate da cavalli bianchi. La tradizione vuole che Pinetti facesse da maestro al conte De Grisy (in arte Torrini) che sarebbe poi stato a sua volta l' iniziatore di Robert-Houdin. Il nome di Pinetti verrà sempre ricordato quale sinonimo di classe ed eleganza, a volte portate all'eccesso, impreziosite da una fine presunzione che caratterizzava l'artista. Il vistoso dispendio di denaro era uno spettacolo nello spettacolo e il biglietto da visita recitava una filastrocca di titoli che suonava più o meno così: conte Giuseppe Pinetti Willedal di Merci, Professore di matematica e di fisica naturale, Cavaliere dell'ordine di San Filippo, Ingegnere-geografo, membro della Reale Accademia di Bordeaux, consigliere finanziario di S.A.R. il principe di Limburg-Holstein, Pensionato della corte di Prussica, ecc. ecc. Uno degli anedotti riguardanti Pinetti che ci viene tramandato è la sua uscita dalle sette (per qualcuno quindici) porte di Pietroburgo.

Pinetti venne visto mentre varcava contemporaneamente tutte le porte della città che era stato invitato a lasciare. Pinetti venne rovinato e cadde in miseria dopo che un tale Henry Decremps, mediocre illusionista, scrisse un libro in cui cercava malamente di spiegarne i trucchi. Intitolato "La magie blanche devoillè" (1784) rimane comunque un testo importante anche per gli artisti di oggi perché contiene quelle che sono considerate universalmente le 'regole' del prestigiatore.
A Torino, nel 1793, nacque colui che viene considerato il più grande prestigiatore italiano di tutti i tempi: Bartolomeo Bosco. Su di lui ci giungono decine di aneddoti, molti dei quali inventati di sana pianta, che tuttavia dimostrano la popolarità raggiunta dall' artista durante la sua carriera magica. Non ci è dato di sapere come fu iniziato all' illusionismo, fatto sta che Bartolomeo Bosco viveva la magia 24 ore su 24. Mentre era al mercato, ad esempio, cominciò a far apparire monete da alcune uova acquistate da un ragazzo il quale, dopo aver assistito al prodigio, decise di non vendere le rimanenti a nessuno, certo di possedere una fortuna.
E' questa una delle leggende ritenute fondate su questo incredibile personaggio. Un aneddoto invece sicuramente falso, nato dalla fantasia popolare, lo vuole alla corte di Napoli dove Bosco doveva esibirsi alle 8 in punto. Quando l'artista arriva, con oltre un' ora di ritardo, 'magicamente' tutti gli orologi in sala segnano le 8. Ma Bartolomeo Bosco viene ricordato dai prestigiatori di tutto il mondo per il gioco dei bussolotti, del quale abbiamo già parlato.
L' artista torinese perfezionò questo effetto trasformandolo in un vero miracolo ancora oggi presentato da migliaia di moderni colleghi. Bosco girò l' Europa con i suoi numeri e, dal 1821, lo vediamo esibirsi per il re di Hannover, per l' Imperatore Alessandro, per il re di Prussica, per il re di Danimarca, per Napoleone III.
Il suo spettacolo con effetti di altissimo livello era contraddistinto da una scenografia scura e macabra con candele e teschi, cosa che attirò le critiche del contemporaneo Robert-Houdin che assistette ad uno spettacolo dell'italiano.
Quest'ultimo, nato a Blois nel 1805, è da molti considerato il più grande illusionista di tutti i tempi. Orologiaio e figlio di orologiai, Jean-Eugene Robert, questo il suo vero nome, si avvicinò all' illusionismo dopo aver letto un libro sull' argomento consegnatogli per sbaglio da un libraio.
Il successivo incontro con il conte De Grisy, in arte Torrini, gli fece decidere di diventare illusionista a tempo pieno. La sua specialità era la costruzione di automi e macchine meravigliose che, al tempo, venivano considerate opere di magia.


Acquisì il nome d' arte Robert-Houdin prendendo il cognome della moglie Cecile e fregiandosi in questo modo di un appellativo già molto noto nel campo dell' orologeria d'allora. Quanto ai suoi spettacoli in salotti e teatri, Robert-Houdin eliminò completamente le scenografie e gli abiti tetri per presentarsi con un semplice, elegante abito da sera su un palco ornato solo con qualche tavolino e qualche attrezzo.

Ci avrebbe pensato l'artista, durante l' esibizione, a far apparire alberelli e a presentare le varie meraviglie magiche destinate a riempire la scena. Per tali ragioni Jean-Eugene Robert-Houdin è oggi considerato il rinnovatore dell'arte magica. Di lui ci rimangono le confidenze raccolte in un libro di ricordi: "Memoires d'un prestigeur" (1852), una sorta di autobiografia arricchita da aneddoti frutto della fantasia dell' autore. La tomba di famiglia dell' artista si trova nel cimitero principale di Blois, dove esiste anche una via che porta il suo nome, meta dei prestigiatori che giungono da tutto il mondo ad omaggiare questo grande artista.

Morto un Houdin se ne fa un altro. La battuta è di pessimo gusto ma quanto mai azzeccata. Tre anni dopo la morte del prestigiatore francese, infatti, venne alla luce Harry Houdini che, causa il cognome, viene spesso confuso con il suo predecessore. In realtà non si tratta di una coincidenza: Harry Houdini, infatti, è solo lo pseudonimo adottato dall' ungherese Erich Weiss, proprio in onore di Robert-Houdin di cui era un grande ammiratore. Erich scelse di diventare prestigiatore dopo aver letto il citato "Memoires d'un prestigeur" e non ebbe mai dubbi sulla carriera che avrebbe intrapreso. La sua passione per l' arte magica era quasi maniacale. Giovanissimo presentava spettacoli in taverne e pub in collaborazione con fratelli e amici che però presto lo abbandonarono a causa del suo carattere troppo perfezionista.


A vent'anni si sposò con la diciottenne Beatrice Rahner che divenne sua assistente in show sempre migliori di escapologia (termine che indica l'arte di evadere da qualsiasi legatura o incatenamento, coniato dallo stesso Houdini) di cui l'illusionista resta l' incontrastato Re. Le sue specialità erano esperimenti in cui, legato e incatenato mani e piedi, cercava di evadere da scatole o bauli a loro volta chiusi con catene e lucchetti e, spesso, calati in fiumi o laghi se non, addirittura, riempiti d'acqua.

Morto la notte di Halloween del 1926 in seguito a complicazioni post-operatorie, Houdini viene anche ricordato per la sua personale lotta contro i falsi medium e la magia spiritica, lotta che, a tutt'oggi, è portata avanti da scienziati, ricercatori e prestigiatori, tra cui lo scrivente.

A cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, lavorarono alcuni tra i più grandi artisti della storia della magia. Citarli tutti sarebbe un' impresa impossibile perché occuperebbero realmente un intero libro, senza contare gli aneddoti curiosi su cui sarebbe interessante divagare con ciascun artista. Ne ricordiamo solamente alcuni che ci porteranno ai personaggi dei giorni nostri. Gli Herrmann vengono ricordati come una delle più importanti 'famiglie magiche' della storia. Carl, nato nel 1816, fu il primo della famiglia a intraprendere la carriera di prestigiatore (anche se già il padre, Samuel, era nel mondo dello spettacolo).

Fece parlare di sé grazie ad alcuni numeri che già avevano fatto parte del repertorio di Robert-Houdin ma che per un pubblico profano erano autentici miracoli: la sospensione eterea di una persona (una sorta di levitazione), la bottiglia inesauribile, la cartella di produzione. Si dice che fosse stato uno degli assistenti dello stesso Robert-Houdin a svelare a Carl i segreti dell'artista francese. Si esibì a Londra, per mille serate consecutive, all'Egyptian Hall, stabilendo un primato difficilmente eguagliabile se si considera che, allora, l'Egyptian Hall era uno dei luoghi di spettacolo più rinomati e importanti. Poi fu la volta del salto in America che mutò anche il tipo di spettacolo da grande illusione scenica a numeri di manipolazione senza apparati che riscossero comunque un grande successo.

Il fratello di Carl, Alexander, proseguì la tradizione famigliare presentando in scena numeri di grande impatto alternati a 'semplici' manipolazioni. Divenne ricco e famoso ma morì d'infarto nel 1896, nel pieno della sua carriera. Toccò a sua moglie, Adelaide, proseguire sulla strada dello spettacolo magico facendo onore sia alla fama degli "Herrmann" sia all'arte magica, diventando una delle più brave e note donne divulgatrici di quest'arte. Kellar fu un altro dei grandi prestigiatori del diciannovesimo secolo la cui fama varcò terre e oceani arrivando fino ai giorni nostri. Nato povero con il nome di Harry Keller, ancora ragazzo partì per l'America dalla nativa Germania in cerca di fortuna.A New York assistette a uno spettacolo magico ed iniziò ad interessarsi al mondo della prestidigitazione ed in pochi anni divenne famoso in tutto il mondo grazie agli spettacolari apparati scenici e, soprattutto, alle grandi doti di attore che lo contraddistinguevano. Si ritirò, ricco e sereno, nel 1908 lasciando in eredità il suo spettacolo al suo assistente Thurston.. Morì quindici anni dopo.

Howard Thurston, come detto sopra, continuò a portare avanti lo spettacolo di Kellar con un perfezionismo maniacale tanto che oggi è ricordato dai prestigiatori di tutto il mondo come uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Manipolazioni, grandi illusioni e un grande charme gli permisero di imporsi a livello mondiale tanto che il suo libro autobiografico, Life of Magic, fu uno strepitoso successo.

I primi cinquant'anni del ventesimo secolo furono caratterizzati da molti artisti anche se, ormai, l'epoca dei grandi spettacoli teatrali era finita, lasciando spazio alla nascente televisione. Ricordiamo Cardini, grande manipolatore di oggetti e noto per la sua squisita mimica, Horace Golden, perfezionatore del numero di Selbit in cui una donna viene segata in due pezzi, Sorcar, illusionista indiano con un repertorio di grandi illusioni degno dei Music Hall del passato, Okito, inventore di effetti e grande prestigiatore olandese che si esibiva in vesti orientali, Bustelli, artista italiano che si distinse particolarmente divenendo, per anni, sinonimo di prestigiatore nel nostro paese.

Giungendo ai nostri giorni, per quanto riguarda l'Italia, non possiamo non citare Silvan che, dai primi anni sessanta fino ad oggi, ha tenuto in mano la scena italiana e mondiale presentando numeri di manipolazione e grandi illusioni che entrano, di merito, nella storia della magia. Eletto per ben due volte "Magician of the Year" dall'Accademia delle Arti Magiche di Hollywood, Silvan (al secolo Aldo Savoldello) è anche un collezionista e cultore dell'Arte magica. Possiede una biblioteca con migliaia di libri sull'argomento e una collezione di poster e automi appartenuti ai più grandi prestigiatori del passato. Ha scritto una decina di libri sulla storia e sulla tecnica magica. In Italia si sono distinti negli ultimi anni anche Tony Binarelli, Aurelio Paviato e Alexander, professionisti meritevole di considerazione.

Per quanto riguarda i grandi spettacoli magici bisogna recarsi in America dove la palma d'oro è nelle mani di David Copperfiend, considerato il più grande illusionista del mondo grazie a numeri incredibili in cui ha, ad esempio, fatto sparire la Statua della Libertà e attraversato la Grande Muraglia cinese, e la coppia Sigfried & Roy titolari da anni a Las Vegas di uno spettacolo di grandi illusioni con elefanti, tigri, ghepardi ecc. Da ricordare anche gli altri prestigiatori contemporanei che stanno lasciando un segno indelebile nella storia dell'arte magica: l'inglese Paul Daniels, lo spagnolo Juan Tamariz, l'olandese Tommy Wonder, l'americano Lance Burton stanno portando avanti un discorso magico di cui sicuramente la storia terrò conto. Oltre a loro ci sono due grandi manipolatori-illusionisti che si dilettano sia con close up e la nuova street magic che con grandi performance da stunt, vere e proprie sfide ai limiti della follia, David Blaine e Criss Angel, che stanno lasciando un segno incredibile nella storia della magia.



sabato 24 marzo 2007

I want to believe




PARIS (AFP) - France became the first country to open its files on UFOs Thursday when the national space agency unveiled a website documenting more than 1,600 sightings spanning five decades.
ADVERTISEMENT
The online archives, which will be updated as new cases are reported, catalogues in minute detail cases ranging from the easily dismissed to a handful that continue to perplex even hard-nosed scientists.

"It is a world first" said Jacques Patenet, the aeronautical engineer who heads the office for the study of "non-identified aerospatial phenomena".

Known as OVNIs in French, UFOs have always generated intense interest along with countless conspiracy theories about secretive government cover-ups of findings deemed too sensitive or alarming for public consumption.

"Cases such as the lady who reported seeing an object that looked like a flying roll of toilet paper" are clearly not worth investigating, said Patenet.

But many others involving multiple sightings -- in at least one case involving thousands of people across France -- and evidence such as burn marks and radar trackings showing flight patterns or accelerations that defy the laws of physics are taken very seriously.

A phalanx of beefy security guards formed a barrier in front of the space agency (CNES) headquarters where the announcement was made, "to screen out uninvited UFOlogists" an official explained.

Of the 1,600 cases registered since 1954, nearly 25 percent are classified as "type D", meaning that "despite good or very good data and credible witnesses, we are confronted with something we can't explain" Patenet said.

On January 8, 1981 outside the town of Trans-en-Provence in southern France, for example, a man working in a field reported hearing a strange whistling sound and seeing a saucer-like object about 2.5 meters (eight feet) in diameter land in his field about 50 meters (yards) away. A dull-zinc grey, the saucer took off, he told police, almost immediately, leaving burn marks.

Investigators took photos, and then collected and analyzed samples, and to this day no satisfactory explanation has been made. The nearly 1,000 witness who said they saw flashing lights in the sky on November 5, 1990, by contrast, had simply seen a rocket fragment falling back into earth's atmosphere.

Patenet's answer to questions about evidence of life beyond Earth was sure to inflame the suspicions of those convinced the government is holding back: "We do not have the least proof that extra-terrestrials are behind the unexplained phenomena" But then he added: "Nor do we have the least proof that they aren't" The CNES fields between 50 and 100 UFO reports ever year, usually written up by police. Of these, 10 percent are the object of on-site investigations, Patenet said.

Other countries collect data more or less systematically about unidentified flying objects, notably in Britain and in the United States, where information can be requested on a case-by-case basis under the Freedom of Information Act. "But we decided to do it the other way around and made everything available to the public" Patenet said.

The aim was to make it easier for scientists and other UFO buffs to access the data for research. The website itself -- which crashed host servers hours after it was unveiled due to heavy traffic -- is extremely well organized and complete, even including scanned copies of police reports. To visit the website: www.cnes-geipan.fr.


martedì 20 marzo 2007

Eraserhead e le visioni di David Lynch

Questo è un estratto della mia tesi in Storia e critica del cinema.

“Kubrick mi fece il complimento più bello. Poco prima di iniziare le riprese di The elephant man, in Inghilterra, arrivarono sul set alcuni tizi della Lucas Films. Si erano fermati a far visita a Jonathan Ranger ed erano passati a salutarmi. Stavamo chiacchierando all’entrata dei Lee International Studios, a Wembley, quando a un certo punto dissero: «Siamo felici di averti incontrato, David, perché l’altra sera eravamo a Elstree con Kubrick. Abbiamo discusso un po’, e poi lui ci ha chiesto: “Ragazzi, stasera vi va di venire a casa mia a vedere il mio film preferito?”» «Certamente!», risposero; ci andarono, e il film in questione era Eraserhead”.

Sembra che Kubrick abbia addirittura detto che è l’unico film che avrebbe voluto dirigere lui stesso. Per un pittore che si avvicina quasi involontariamente al cinema, per cercare di animare i suoi quadri come lui ha detto, il cammino artistico risulta già segnato da una spiccata visionarietà. I suoi primi lavori sono, infatti, dei veri quadri animati, inquietanti e suggestivi, assolutamente originali. Le riprese di Eraserhead partono nel 1972 ma ci vorranno altri quattro anni prima della conclusione del film. Gli attori del film sono tutti sconosciuti ma il protagonista Jack Nance diventerà uno degli attori-feticcio di Lynch, che comparirà in ruoli più o meno importanti in tutti gli altri film dell’autore.


I titoli iniziali

Come giustamente afferma anche Caccia nel suo saggio, raccontare la “trama” di Eraserhead è impresa inevitabilmente votata al fallimento. La trama, come spesso succede per le opere di Lynch, è frutto di una sogno, di una visione iniziale. Il regista non sa mai cosa succederà, ha delle idee che balenano nella sua mente e che si trasformano in elementi chiave delle sue scene. Poi, come i pezzi di un puzzle, queste idee vengono concatenate ed ottiene la visione globale del suo film; Eraserhead è nato così.

Che simpatica creatura!

La produzione del film incontra notevoli difficoltà economiche e Lynch sembra sul punto di fermarsi e abbandonare le sue idee. Finalmente nel 1976 il film viene ultimato; la “prima” di Eraserhead viene accolta negativamente, il film è assurdo e surreale. Grazie al distributore Ben Barenholtz, che aveva inventato gli spettacoli di mezzanotte nei quali venivano proiettati appunto i midnight movies, il film di Lynch entra in un circuito sotterraneo di appassionati e diventa un cult.
I personaggi del film si muovono in un universo indefinibile, quasi un incubo senza possibilità di fuga.
Henry e Mary, i coniugi del film, hanno un figlio, una creatura deforme, raccapricciante, partorita dalla mente visionaria di Lynch. Questo aspetto è tipico del primo Lynch, l’attività procreativa genera inquietudine. Il sogno si mescola alla realtà (ammesso che esista in questo film) e il confine è sottile, lo spettatore non è in grado di percepirlo. La creatura del film è fortemente simbolica: è la proiezione, il transfer del disagio del protagonista Henry e della sua paternità indesiderata.
C’è un altro confine altrettanto labile che emerge dal film, come anche si vede in The elephant man (1980), ed è quello tra “normalità” e “diversità”: il piccolo neonato è orrendamente deforme, è un mostro, proprio come viene considerato John Merrick. I suoi lamenti, i suoi movimenti, tuttavia, ricordano veramente quelli di un neonato vero. In The elephant man Merrick è un mostro agli occhi dei nobili, però in seguito dimostra tutta la sua intelligenza arrivando a comportarsi con modi estremamente eleganti e dignitosi: quello che prima era un mostro adesso è qualcosa che assomiglia a noi stessi, alla nostra presunta “normalità”.
Una delle scene più assurde del film è quella della famiglia di Mary, un ritratto folle e grottesco, allucinato: la nonna ha uno sguardo fisso, il padre ha un braccio paralizzato, la madre di Mary si alza all’improvviso e si avvicina al collo di Henry come se fosse un vampiro e per non finire il pollo nel piatto di Henry si anima muovendo le zampe.

Dalla testa del protagonista escono le sue inquietudini...

A proposito dello stile, Chion, nel suo libro dedicato all’autore, dice: “Il linguaggio di Lynch altro non è che l’applicazione di un linguaggio comune. Ma il cinema è un sistema talmente forte che è sufficiente dilatare questa o quella dimensione per dargli un aspetto del tutto diverso e ritrovare un’espressività e un’eloquenza sorprendenti”. La macchina da presa assume raramente punti di vista eccentrici o angolazioni bizzarre. In realtà, l’impressione di straniamento che si ricava dalla visione di un film come Eraserhead deriva da un uso “aberrante” dei codici stilistici classici, che sono destrutturati dal loro interno, senza peraltro venire rivoluzionati. La vera novità sta nel “dilatare” tempi e spazi delle inquadrature sino a renderle insolite.
L’inquietudine che Eraserhead genera sta proprio in questa dilatazione dello spazio e del tempo. Senza dubbio, una delle qualità più incredibili del cinema lynchiano è il sonoro, sia per quanto riguarda le musiche, composte dal suo fidato amico Angelo Badalamenti, che i rumori. C’è una specie di fusione tra i rumori e le musiche che creano un’atmosfera davvero avvolgente e misteriosa; la componente sonora è fondamentale in Lynch. In Eraserhead i suoni non aggiungono né commentano nulla e sembrano provenire da luoghi insoliti e remoti, proprio come il teatrino dietro il termosifone.


Il mitico Jack Nance che interpreterà Pete Martell in Twin Peaks

lunedì 26 febbraio 2007

Paris-Adventures on earth

Eccomi di nuovo di ritorno da Parigi! In poco più di un mese ho volato 4 volte! Cosa non si fa per... per amore? Non lo so, però mi sono divertito, ho trascorso dei bei momenti a Capodanno e anche ora a Febbraio, nonostante fossi in uno stato di salute precario (non mi sono mai sentito così male!). Alla fine 11 giorni a Parigi sono passati in fretta, è incredibile, neanche pensavo di tornarci. Ho scattato qualche fotografia, qualche scorcio dei quartieri parigini vicino alla zona in cui abita mio cugino Lorenzo. La zona vicino a Notre-Dame è davvero molto bella, purtroppo non ho avuto molto tempo per scattare tante fotografie, ma se capiterà un'altra occasione, ne farò sicuramente altre. Ho anche un filmato che ho fatto l'ultima volta a Parigi, quindi, penso possa bastare per ora. In questa avventura parigina questa volta mi hanno seguito Andrea, il bassista che suona con me, e il famigerato Dennis, o Dionisos, che dir si voglia, sempre alla ricerca di diafane sensazioni, tra nichilismo e perdizione. Insieme a noi anche Jerry, il coinquilino di mio cugino e un'altra ragazza di Parigi, Diana. Ma via, lo devo dire, la ragione per cui sono tornato a Parigi è Marie, questa ragazza belga che ho conosciuto a Parigi per Capodanno; vediamo se questa storia a distanza può funzionare, ma senza grosse aspettative ovviamente, niente di importante. Ah, la prossima volta che torno a Parigi sicuramente vado a Eurodisney! Spero di aggiornare presto il blog con articoli su Twin Peaks e i segreti del cinema lynchiano, fresco di un capolavoro come Inland Empire, davvero complesso e artistico. Appena avrò ottenuto la mia laurea in Cinema e avrò ottenuto il mio diploma in Sceneggiatura, vorrei mettere da parte qualche soldo per iniziare riprese abbastanza professionali di un Horror o un Thriller.


Le altre fotografie sono nel mio spazio Live Msn.










martedì 6 febbraio 2007

Short Movie Done!!! Coming soon on www.thelot.com

Finalmente ho finito! Dopo alcuni giorni di riprese, montaggio e due nottate a comporre le musiche The Immortal Game is ready! Ho spedito il materiale a Santa Monica, in California, agli studios, che selezioneranno e spero approveranno il mio lavoro... niente di speciale, però se non altro mi sono divertito a farlo, non ho speso niente e sono riuscito anche a trasformare con un filtro speciale il formato pacchiano e obsoleto in 4:3 della mia videocamera in un bel 16:9. Alla fine, dopo un ultima decisione, ho eliminato il Chroma Key che avevo fatto in via sperimentale, lasciando spazio più che altro alle musiche. La mia speranza è di poter girare presto qualcosa di più cinematografico e meno sperimentale, con attori e mezzi un po' più professionali. L'idea è di scrivere un soggetto Horror o Thriller. Anche se questo corto è abbastanza sperimentale ed è nato al volo, spero prenda qualche consenso positivo.
Visitate www.thelot.com . Ci sono tanti altri bei corti!

Ecco alcune immagini in anteprima del cortometraggio:








sabato 27 gennaio 2007

Making the short film "for" Steven Spielberg

Questa selezione per aspiranti film-makers ha tutta l'aria di essere l'ennesimo trucco del business hollywoodiano, l'ultima trovata di Spielberg per fare un sacco di soldi. Però ho voluto partecipare anche io e mi sono detto che comunque valeva la pena provarci, giusto per divertirsi un po'. Premesso che non ho ancora i mezzi ideali per girare come voglio io, ho deciso di realizzare un corto che vede protagoniste la vita e la morte in una partita a scacchi. "The Immortal Game", la partita a scacchi più bella mai giocata, che rappresenta l'istinto e l'imprevedibilità della vita per cercare di ingannare la morte e vincere la sfida conquistando così l'immortalità. Bianco e nero, 5 min. ITA 2007. Non so ancora se inserirò il Chroma Key nel cortometraggio, però ecco alcune immagini degli esperimenti notturni prima di girare alcune scene.


Aggiornerò presto con altre immagini delle varie fasi del progetto.

sabato 20 gennaio 2007

Chess minds

Giocare a scacchi richiede memoria e molta concentrazione, ma soprattutto, se vuoi tenere viva la partita, non ti puoi permettere il minimo errore. Ci sono regole, schemi, strategie da conoscere, c'è una storia lunghissima dietro a questo gioco nato per uno stravagante regalo di un bramino indiano al suo re, per alleviare i dolori causati dalla morte del figlio in battaglia. Il re, giocando con il suo nuovo regalo, imparò che non si poteva vincere senza sacrificare almeno un pezzo (come aveva fatto con suo figlio) e, per questo, si mise l'animo in pace. La leggenda vuole che il re volle offrire al bramino una ricompensa: dopo varie esitazioni il bramino, osservata bene la scacchiera, disse al re che gli avrebbe dovuto dare un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza e così via... Il re, sorpreso da una richiesta così umile, chiamò a raccolta i suoi matematici: per adempiere alla richiesta non sarebbero bastati i raccolti di grano di 800 anni di regno! I grandi campioni della storia degli scacchi appartengono però all'epoca recente: il primo grande campione fu Steinitz nel 1866; altri grandi furono Capablanca, Lasker, Anderssen (che disputò la partita più geniale mai giocata, divenuta famosa come "Immortal game", citata anche in Blade Runner di Ridley Scott) . A partire dagli anni '50, tra i GM (grandi maestri) di scacchi più forti ci sono Botvinnik, Fischer, Karpov e, il più grande di tutti, Kasparov.

Per imparare a giocare visitare Chessopolis, per giocare online Kurnik.

martedì 16 gennaio 2007

Piano session

Eccomi al pianoforte, il mio strumento preferito. Non ho studiato al conservatorio, mi sarebbe piaciuto, ma forse è meglio così... un approccio istintivo, un po' di tecnica e molta improvvisazione, soprattutto melodica. Credo che il pianoforte sia il sospiro dell'universo, i suoni che puoi ottenere sono infiniti come le stelle che ci circondano, non c'è limite alla creazione...
Tra i miei pianisti preferiti ci sono Beethoven e Chopin per la musica classica, Bill Evans, Oscar Peterson, Keith Jarrett nel jazz, Ray Charles e Freddie Mercury nel pop. Il mio pianoforte è della fine dell' 800', uno Steinwallner proveniente dalla Germania, il suono è un po' forte ma i tasti sono unici... se devo dire quale sia il pezzo più geniale mai creato al pianoforte: senza ombra di dubbio "Rhapsody in Blue" di George Gershwin. Dopo aver preso lezioni private da piccolo, ho frequentato scuole della mia cittadina ed infine, a parte qualche anno di interruzioni, ho fatto i miei 3 anni e mezzo più importanti, quello che mi hanno avvicinato al Jazz e al Blues con Roberto Andreucci, un pianofortista (come suole chiamarsi) di Firenze che ha alle spalle grandi concerti e svariati album.
Adesso ho concluso il mio percorso di apprendimento, non raggiungerò mai livelli accademici, però so che non staccherò mai le mani da un pianoforte, ovunque viva o qualunque cosa faccia. La passione non ha fine!

Twin Peaks - Second Season DVD

Ebbene si... dopo una lunga attesa ecco finalmente la seconda stagione di questa serie incredibile e irripetibile, la migliore che sia mai stata realizzata, sia a livello di sceneggiatura che di regia. Il cofanetto con i primi episodi dovrebbe uscire il 25 Gennaio ma potrebbero esserci ritardi. Comunque anche se tutti gli appassionati della serie e di Lynch hanno già visto (e rivisto!) tutti gli episodi in questione, questi DVD sono cimeli imperdibili per ogni fan che si rispetti...
Ulteriori dettagli anche nel blog di Montague, mio cugino, anche lui grande Lynch-dipendente.

Presto nel blog ho intenzione di dedicare una sezione speciale proprio ai segreti di Twin Peaks, mettendo a nudo le mie impressioni e le mie ipotesi su tutti gli enigmi e le curiosità che la serie offre.

E ricordatevi sempre: I gufi non sono quello che sembrano...




domenica 14 gennaio 2007

Stand by me-Un film corale sull'amicizia

Stand by me-Ricordo di un'estate di Rob Reiner-USA 1986

Quando ho visto per la prima volta questo film ho immaginato subito un paese immerso in una verdeggiante campagna americana piena di odori squisiti, poche case e molta tranquillità...
Tipico background paradossale di molti romanzi di Stephen King, indiscusso re dell'Horror.
La cittadina è in realtà Castle Rock e si trova nell'Oregon... adoro quella terra! Così piena di fascino, mistero, eppure così semplice e così naturale. Anche David Lynch ha nascosto le paure e gli incubi deliranti di Twin Peaks dietro quelle colline, quei boschi così accoglienti. La voce fuori campo del film è davvero poetica, coinvolgente, è la voce del protagonista che racconta un ricordo puro di amicizia ormai lontano nel tempo... il tempo perduto di un'avventura in quei boschi, alla ricerca di un corpo travolto da un treno. Reiner è molto elegante nel raccontare questa storia e ciò che mi rimane impresso di questo film sono i volti spensierati dei quattro giovani protagonisti, immortalati per sempre in questa pellicola cinematografica. Ciò che conta nel cinema è raccontare, immaginare, ricordare qualcosa che ci sta a cuore, e questo film più di altri mi riporta ai tempi fanciulli; un film evocativo che appartiene alla memoria più vera e sincera.

venerdì 12 gennaio 2007

Pure genius-Music and Movies

Pensate a un film di Kubrick... nella mente una sinfonia di immagini in movimento orchestrate con incredibile precisione, pensate alla nona di Beethoven che scandisce gli attimi brillanti delle scene di "Arancia meccanica". La perfezione, il genio compositivo, nella musica come nelle immagini. Si capisce presto perchè uno come Kubrick utilizzi la sinfonia di un genio musicale come Ludwig Van Beethoven. Non poteva essere altrimenti. Quel film poteva avere solo quella musica così come "2001 odissea nello spazio" non poteva che unirsi alle musiche di Richard e Joahn Strauss. La perfezione dell'universo, le armonie, le melodie, che si ripetono all'infinito.
Kubrick e Hitchcock a livello tecnico sono impareggiabili, i movimenti della cinepresa sono virtuosi e giocano con lo spettatore, soprattutto l'uso del carrello in Kubrick è ineguagliabile.
Il genio riesce in tutto, così ha fatto Kubrick manipolando i generi filmici, adattandoli alle sue esigenze diegetiche e metaforiche; dai film di guerra come "Orizzonti di gloria" e "Full Metal Jacket" agli horror come "Shining", fino al suo film testamento, "Eyes wide shut", un viaggio esistenziale nel profondo della psiche che lo unisce direttamente a David Lynch, unico grande degno erede del vero cinema d'autore, ormai sempre più raro di questi tempi.




Se Kubrick è il Beethoven del cinema, David Lynch è Ray Charles: l'istinto sopra a tutto.

Pensate a "Twin Peaks", un labirinto magico e misterioso ai confini del surreale, ma più vicino che mai alle nostre inquietudini e paure abituali. Un film di Lynch è una scatola magica dell'illusionista, da dentro può uscire di tutto... "Eraserhead" e "Mullholland Drive" sono viaggi nell'inconscio profondo e sono pieni di elementi pittorici, sembrano quadri espressionisti e surrealisti. Un simbolo ha varie interpretazioni in Lynch ma funziona soltanto se confrontato con gli altri elementi del film: cosa significa l'elettricità in "Twin Peaks"? Non lo sappiamo di preciso, ma se guardiamo attentamente nei dettagli tutto ha un senso, anche se possiamo tranquillamente affermare che ci troviamo di fronte a un non senso. Cinema da decifrare, cinema che attiva la mente, proprio perchè è fatto con l'istinto, con i sogni e con la memoria e non con schemi già pronti. Ray Charles aveva lo stesso approccio con il Jazz e il blues, come diavolo faceva a tirare fuori quei riff taglienti e quegli arrangiamenti geniali? Non si sa, ma da qualche parte provengono e hanno un senso...

Il puro genio non lo si può capire, possiamo soltanto avvicinarci a lui, ma qualcosa sfugge e se lo porterà con sé per sempre, lasciando aperto un sentiero da percorrere.



giovedì 11 gennaio 2007

"The Doors" Cover Band Project

Nasce casualmente, quasi per inerzia, questo progetto che trova una solida partecipazione e approvazione spontanea di noi musicisti per passione: Jim Morrison è un icona importante e mistica della storia del Rock. "The Doors", il gruppo che ha fatto poesia psichedelica con i suoni profondi del blues, che ha unito ballate emozionanti a ritmi travolgenti...

Vedremo fino a dove possiamo spingerci nel tentare di ricreare quelle atmosfere magiche che da una spiaggia di Venice in California sono diventate leggenda.

Un omaggio a "The Lizard King" e i suoi tre fantastici musicisti, Desmond, Krieger e Manzarek.
Suonare questa musica, come quella dei Led Zeppelin e dei Queen è sempre stato emozionante, ma devo dire che la volontà di partecipare a questo progetto è stata stimolata dalla mia visita alla tomba di Jim a Pere-Lachaise a Parigi, che ha risvegliato in me la passione per questa musica senza tempo.